Approfondimento dal libro

Quale piattaforma pubblicitaria fa al caso della tua struttura

Facebook, Instagram, TikTok, LinkedIn e Google Ads parlano a pubblici diversi, in momenti diversi del viaggio del tuo ospite. Il criterio per scegliere dove investire davvero.

di Emanuele Parrotto 7 minuti di lettura

Parlare genericamente di “fare pubblicità online” è il modo più rapido per sprecare budget. Ogni piattaforma ha un linguaggio, una logica, un pubblico e una funzione diversa: una campagna efficace su Facebook non si costruisce con le stesse regole di una su TikTok, e un annuncio su LinkedIn non risponde agli stessi obiettivi di uno su Instagram. Google Ads, poi, gioca un campionato a parte.

Se sei arrivato qui dal QR code stampato nel capitolo 5.3 di Dal Click al Check-in, questa pagina è la mappa che ti serve prima di leggere i capitoli successivi. Se invece ci sei capitato per caso, considerala il punto di partenza: capire perché investire su un canale e non su un altro conta molto più che sapere dove cliccare dentro il gestore delle inserzioni.

Il criterio che viene prima della piattaforma

La domanda giusta non è “su quale social devo fare pubblicità?”. È questa: in che momento del percorso decisionale voglio intercettare il mio ospite?

Un viaggiatore che prenota una settimana in Salento non passa dall’idea alla carta di credito in un colpo solo. Attraversa fasi diverse, e ogni fase ha canali che funzionano e canali che sprecano soldi:

  • Ispirazione — non sa ancora dove andrà. Sta guardando immagini, video, luoghi. Qui vivono Instagram e TikTok.
  • Considerazione — ha scelto la destinazione, sta confrontando strutture. Qui lavorano bene Facebook e il remarketing.
  • Decisione — sta cercando attivamente. Digita “hotel con spa vicino al mare”. Qui c’è solo Google.
  • Business — non è un turista, è un’azienda che cerca una sede per un meeting. Qui c’è solo LinkedIn.

Scegliere il canale sbagliato per la fase sbagliata è l’errore che vedo più spesso: strutture che spingono l’offerta con sconto su TikTok a un pubblico che non sa nemmeno dove si trovi il loro paese, oppure che investono in campagne di brand awareness su Google quando avrebbero bisogno di intercettare chi sta già cercando.

Le cinque piattaforme, in breve

Facebook Ads: profilazione e remarketing

Il punto di forza non è solo la diffusione della piattaforma — che, al contrario di quello che si sente dire, resta quella con i risultati migliori per l’advertising — ma la profondità di profilazione. Puoi raggiungere pubblici estremamente definiti per età, interessi, geografia, comportamenti e abitudini digitali: famiglie, coppie, viaggiatori italiani di una certa fascia d’età, utenti interessati al benessere o al turismo enogastronomico.

È anche il canale in cui costruisci il lavoro di remarketing: pubblici personalizzati a partire da chi ha visitato il sito o iniziato una prenotazione senza completarla. Approfondimento completo su Facebook Ads.

Instagram Ads: desiderabilità

È lo strumento ideale quando la tua forza competitiva passa dall’immagine, dall’atmosfera, dall’immaginario. Nel turismo succede quasi sempre. Ma c’è un prezzo d’ingresso: la qualità media dei contenuti su Instagram è altissima, e una fotografia debole viene percepita come inferiore in una frazione di secondo. Approfondimento completo su Instagram Ads.

LinkedIn Ads: il canale B2B

Non lavora sull’emozione, lavora sulla dimensione professionale. Non è adatto a tutte le strutture, ma se punti a eventi aziendali, meeting, ritiri professionali o ospitalità corporate ti permette di targettizzare per ruolo, settore e seniority. Più di nicchia, ma in certi contesti estremamente redditizio. Approfondimento completo su LinkedIn Ads.

TikTok Ads: scoperta

Richiede una mentalità completamente diversa. Qui l’utente non cerca contenuti ordinati o patinati: cerca autenticità e vuole essere catturato nei primi secondi. Genera scoperta a velocità molto elevata, ma la scoperta da sola non basta se poi il messaggio non è coerente o il sito non è all’altezza. Approfondimento completo su TikTok Ads.

Google Ads: intenzione

Sui social intercetti persone in uno stato di attenzione diffusa. Su Google intercetti persone che stanno cercando attivamente qualcosa, e questa differenza cambia tutto. Chi digita “B&B centro storico Lecce” non si sta lasciando ispirare: sta esprimendo un’intenzione precisa. È il canale più concreto per sottrarre prenotazioni alle OTA. Approfondimento completo su Google Ads.

Come scegliere davvero, in quattro domande

Prima di aprire qualsiasi gestore delle inserzioni, rispondi onestamente a queste quattro domande. Ti eviteranno mesi di test costosi.

1. Che tipo di domanda hai già?

Se il tuo nome viene già cercato su Google, o se la tua destinazione ha volumi di ricerca significativi, hai domanda consapevole: parti da Google Ads, dove il ritorno è più rapido e misurabile. Se sei una struttura nuova in una località poco conosciuta, la domanda va costruita: parti dai social.

2. Che materiale visivo hai realmente?

Non quello che pensi di avere: quello che hai davvero, oggi, in cartella. Se le tue foto sono scatti da smartphone di cinque anni fa, investire su Instagram significa comprare visibilità per mostrare un prodotto che sembra peggiore di quello che è. In quel caso il primo investimento non è in advertising: è in un servizio fotografico.

3. Chi è il tuo ospite, davvero?

Guarda lo storico delle prenotazioni, non le tue impressioni. Se l’80% dei tuoi ospiti ha oltre 45 anni e arriva in coppia, TikTok non è la tua priorità, per quanto la piattaforma sia interessante. Questa analisi è il primo capitolo del libro proprio perché viene prima di tutto il resto.

4. Dove mandi il traffico?

È la domanda che quasi nessuno si fa, ed è quella che determina il risultato. Puoi avere la campagna meglio costruita del mondo: se atterra su una home page generica invece che su una pagina pensata per quella specifica offerta, hai comprato visite e non prenotazioni.

Gli errori che costano di più

  • Essere ovunque. Con un budget da poche centinaia di euro al mese, distribuirlo su cinque piattaforme significa non essere rilevante su nessuna. Meglio presidiare bene un canale.
  • Riciclare la stessa creatività. Lo stesso video caricato identico su Instagram, TikTok e Facebook rende male ovunque. Ogni piattaforma ha un formato e un tono nativi.
  • Non misurare le conversioni. Se non hai il tracciamento delle prenotazioni collegato al booking engine, stai valutando le campagne sui like. I like non pagano le camere.
  • Spegnere troppo presto. Una campagna ha bisogno di dati per ottimizzarsi. Cambiarla ogni tre giorni significa non darle mai la possibilità di funzionare.
  • Confondere costo per click e costo per prenotazione. Un click da 0,20 € che non converte è più caro di un click da 1,50 € che porta un soggiorno da 900 €.

Cosa guardare per capire se sta funzionando

Le metriche cambiano da piattaforma a piattaforma, ma tre indicatori valgono ovunque e vanno letti insieme, mai isolati:

  • Costo per acquisizione — quanto ti costa una prenotazione o una richiesta di preventivo, non un click.
  • Valore medio della prenotazione generata da quel canale. Un canale più caro che porta soggiorni più lunghi può essere il più conveniente.
  • Incidenza sul diretto — quanta parte del fatturato passa dai tuoi canali invece che dalle OTA. È l’unico numero che dice se la strategia sta davvero funzionando.

Il punto

Non esiste la piattaforma migliore. Esiste la piattaforma giusta per la tua struttura, per il tuo ospite e per il momento in cui vuoi intercettarlo. Tutto il resto — il budget, le creatività, le ottimizzazioni — viene dopo questa scelta, e non può correggerla se è sbagliata in partenza.

Nei capitoli 5.3.1–5.3.5 del libro trovi ciascuna piattaforma analizzata nel dettaglio, e a ogni capitolo corrisponde un approfondimento aggiornato su questo sito. Perché le piattaforme cambiano molto più in fretta della carta.

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